Anatre Selvagge

traversatori e cimentisti

Operazione Kebab: missione compiuta – parte 2

… continua …

LA TRAVERSATA

Nella ressa dei nuotatori le Anatre si dividono, cercando di raggiungere il portellone di uscita del traghetto. I pensieri si accavallano, le incognite sono moltissime: il tuffo, la temperatura dell’acqua, trovare la corrente giusta, evitare le risacche, eventuali cali di zuccheri… Ormai il pontile di partenza è sotto i piedi… il chip si attiva…. Via in acqua… ha un sapore strano, è un mare insipido, è il Bosforo.

STEP 1: IL PONTE FAITH SULTAN MEHMET
Con i suoi 169 metri d’altezza e 1500 di lunghezza (praticamente come la Pella-Orta) il ponte è il primo riferimento da considerare. Bisogna passarci al centro per contare sulla corrente migliore. Be’ è facile come riferimento, dalla superficie del mare il ponte giganteggia. Basta alzare per un istante la testa per controllare la rotta giusta, quindi la prima preoccupazione è cercare il ritmo e nuotare, la corrente farà il resto. Dopo venti minuti il ponte è ancora là davanti. Ops, qualcosa non quadra. Questa corrente non spinge come dicevano tutti. Quindi la prima sentenza: l’Europa bisognerà guadagnarsela. Vabbè le braccia sono ancora fresche, si nuota in mezzo ad altri swimmer, su col morale e andare!
Ad un certo punto si nuota nell’ombra: finalmente il sole si eclissa dietro il ponte. Un attimo di sosta per alzare lo sguardo verso l’alto. Wow, è impressionante: si nuota sotto un ponte che unisce due continenti, Asia ed Europa! Ma non si è che ad un quinto del percorso. Ormai il ponte è alle spalle…

STEP 2: VERSO KANDILLI
Superato il ponte il paesaggio cambia radicalmente. Si deve sempre rimanere al centro dello stretto, puntando la punta del promontorio di Kandilli. È una fase delicata della traversata: se ci sposta troppo verso la sponda asiatica si rischia di entrare in un’ansa dove c’è una contro corrente, stesso discorso per la costa Europea. Al centro Anatre, si deve stare al centro. Finalmente si sente la corrente che spinge. Purtroppo compensata da una maledetta brezza che dal Mar di Marmara soffia verso il Mar Nero. Si sentono i piedi spinti in avanti ed ecco che una bella onda ti si infrange in piena faccia. L’acqua nella corrente è freschetta, ma non è un problema che diamine!! Forse che le Anatre Selvagge non sono anche Cimentiste impavide?! Certo… a parte il buon Antonio, per il quale forse il concetto di “freschetto” è riduttivo. Ma tant’è… A metà strada tra il ponte e Kandilli, sulla costa occidentale si profilano le massicce geometrie del Rumeli Hisarı, la possente fortezza fatta erigere dal sultano Mehmet II nel 1452, e che fu la base di partenza per la conquista di Costantinopoli avvenuta l’anno successivo. È un momento quasi estatico della traversata, e l’umile redattore di queste brevi note è sicuro che chi ama il nuoto in acque libere non avrà difficoltà a capirlo. Nuotare a poche centinaia di metri da luoghi in cui si sono scritte pagine di storia così importanti regala sensazioni difficili da descrivere, bisogna viverle. Ma bando ai sentimentalismi… Arrivati davanti a Kandilli, si è giunti a metà.

STEP 3: SI PUNTA L’ISOLA DI GALATA
A questo punto si profila davanti ai nuotatori tutta la seconda parte della traversata. In lontananza il ponte di Boğaziçi si staglia all’orizzonte. È ancora lontano, ma ben visibile. Bisogna puntare il pilone di destra, là c’è l’arrivo, la gloria…. Ma il riferimento da seguire è l’isola di Galata. Se ci si avvicina alla costa Europea prima dell’isola si rischia di uscire troppo presto dalla corrente e per quanto vicino l’arrivo sembrerà irraggiungibile. Se superata l’isola si vuole ancora sfruttare la corrente si rischia di essere trascinati oltre l’arrivo ed in quel caso un bel bagnetto sul Mar di Marmara è più che una possibilità. La stanchezza incomincia a farsi sentire. Per mantenere il ritmo delle bracciate bisogna concentrarsi, i movimenti non sono più naturali. L’isola si avvicina, ma quanto lentamente!!! Si alza la testa e ci si guarda intorno, ok ci sono altri traversatori, la rotta è quella giusta. Dai, ormai l’isola è vicina e una volta arrivati lì è fatta!! In cielo volteggia un elicottero della Guardia Costiera. Cosa vuol dire? Stanno soccorrendo qualcuno? No, stanno solo controllando. L’isola è lì sulla destra. Bene, là davanti si intravvedono i gazebo dell’arrivo. Non si vedono le scalette, ma si sa dove sono.
Ok, puntare i gazebo e via così.

L’ARRIVO
La fatica si sente, il temuto calo di zuccheri infine è arrivato, oltre l’isola di Galata la temperatura dell’acqua si è pure ulteriormente abbassata. Ma l’arrivo è lì, si sentono le voci dall’altoparlante, il parterre degli spettatori scorre di fianco. Ormai nella testa c’è un solo pensiero: è fatta, le Anatre Selvagge sono trans-continental swimmer. Le ultime bracciate sono una piccola, intima, ma gratificante marcia trionfale. Ed infine eccole: le scalette. Una scena vista e rivista nei filmati delle precedenti edizioni, una situazione immaginata, sognata chissà quante volte nei mesi precedenti, adesso vede le Anatre finalmente protagoniste: salgono sulle scalette, mettono piede in Europa, è finita. Il chip blocca il cronometro: Antonio 1h 26′ 40″, Giorgione 1h 33′ 18″, Pacio 1h 49′ 33″.

OK. Arrivati

Tornati al Kuruçeşme e riunitesi al reparto logistico, le Anatre si godono gli ultimi momenti della manifestazione.
Poi raggiungono per l’ultima volta il centro di Istanbul.
Visita alla bellissima Cisterna Basilica, l’antica riserva idrica voluta da Giustiniano, poi alla piazza Ippodromo di Settimio Severo, infine stanchi ma felici le Anatre tornano ad Ortaköy. Un ultimo kebab e si va a dormire.

LUNEDI’ 27/7
Tornate in aereoporto senza ulteriori problemi, le Anatre tornano a casa.

Operazione Kebab 2015, missione compiuta.

OK. Missione compiuta

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Un commento su “Operazione Kebab: missione compiuta – parte 2

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Questa voce è stata pubblicata il 31 luglio 2015 da in articolo con tag , , , , .
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