Anatre Selvagge

traversatori e cimentisti

Il terzo tempo

Considerazioni anatresche tratte da: L’ovale rimbalza male,
S. Parisse, M. Castrogiovanni, G. Canale, N. Mostardini,
Giunti Ed., 2014

“Senza terzo tempo non esiste il rugby.”

“Senza terzo tempo non esistono le Anatre Selvagge.”

Non serve essere appassionati di sport per conoscere il terzo tempo. Tutti l’hanno sentito nominare almeno una volta, in televisione, sui giornali, o anche soltanto in un discorso al bar. Pochi però sanno cosa significhi realmente. Sì, perché il terzo tempo non è né un’azione di gioco – e infatti si svolge a partita conclusa – né una law codificata dai regolamenti internazionali. È qualcosa di molto più importante, una tradizione talmente radicata nella cultura rugbistica e anatresca da non avere niente a che vedere con una semplice consuetudine.
Ma allora che cos’è?
Fuor di metafora, è la festa che si svolge dopo il match, quando il risultato è ormai deciso e i giocatori delle due squadre possono abbandonare l’impeto agonistico, oppure dopo una traversata o un cimento, quando arrivati a riva si cercano gli altri Anatroccoli, per lasciarsi andare a un meritato banchetto e a boccali di birra. Ma, soprattutto, è il simbolo di questo sport. Dopo aver dato il massimo ed essere usciti dal terreno di gioco stanchi e malconci, vincitori e vinti si ritrovano insieme per passare qualche ora in allegria. Per i nostri nuotatori, ci si ritrova dopo aver percorso tutti i metri della traversata, godendosi le bracciate nelle acque di un lago, di un mare o di un fiume. Mangiare, bere e scherzare: quello che ci vuole dopo la genuina rivalità che divide le squadre in campo. È nel terzo tempo che il rugby torna ad essere uno sport nel significato più puro del termine. Beato rugby… Le Anatre nel terzo tempo si dimenticano cosa vuol dire sport, annullando tutti gli sforzi fatti nella nuotata e caricandosi di cibo e birra!

E il terzo tempo è strettamente connesso alla lealtà, al rispetto di cui hai dato prova negli ottanta minuti della partita o nel corso della traversata. Lealtà nei confronti degli avversari, innanzitutto: soltanto se li hai affrontati senza paura e allo stesso tempo senza arroganza, puoi riuscire a guardarli negli occhi mentre brindate con una pinta di birra. Lealtà verso i tuoi compagni, verso quei ragazzi che giorno dopo giorno sudano e faticano insieme a te, spalla contro spalla: devi averli supportati e aiutati senza esitazione per tutto l’incontro. E ancora, verso il pubblico: che siano ventimila persone o soltanto cinque conoscenti, quegli uomini, donne e bambini erano sugli spalti per te, per vederti onorare la maglia che indossi. E tu non puoi deluderli.
Se sei riuscito a essere leale in tutti questi frangenti, non è ancora finita: l’ultimo scoglio, il più difficile è importante, è quello nei confronti di te stesso. Sì, perché sei tu che ci metti la faccia, le gambe e i muscoli, ma soprattutto il cuore per ottanta minuti, ed è quando sei solo di fronte allo specchio che tutti i nodi vengono al pettine. Solo chi sa di non essersi risparmiato e di aver dato tutto quello che poteva o aveva intenzione di fare, soltanto lui può dire di aver rispettato se stesso. Ed è per lui che esiste il terzo tempo.

Ecco, l’arbitro ha appena fischiato e la partita è finita. Sei sudato è sporco di fango, ti fanno male tutti i muscoli del corpo. Però sei soddisfatto, hai fatto quello che sai e lo hai fatto nel migliore dei modi. Scendi nello spogliatoio insieme ai tuoi compagni e ti infili sotto la doccia. Percepisci tutte le tensioni accumulate sciogliersi e scivolare via, accompagnate dall’acqua. Improvvisamente ti senti rilassato, in pace con il mondo. Non hai giocato un’importante partita del Sei Nazioni, non sei uno dei più forti del mondo, ma non ti importa: il rugby è uguale per tutti, dai bambini ai cadetti, dalla giovanile alla prima squadra, fino ad arrivare agli Old. E adesso è già il momento del terzo tempo. Nessun ristorante di classe per te, ma soltanto una saletta buia nella sede della squadra, qualche panino e un paio di birre. Ma accanto a te ci sono più di 40 ragazzi che hanno passato tutto quello che hai passato tu, che sanno quello che hai vissuto. Non è una questione di divise o colori sociali, qui c’è soltanto rugby. La consapevolezza di far parte di una grande famiglia che vive le proprie giornate allo stesso modo. È tempo di brindare e di divertirsi. È tempo di sport.

Proprio per questo il terzo tempo esiste solo dove c’è lealtà, e la lealtà è uno di quei valori da cui non si può prescindere, nello sport come nella vita.

Viva le Anatre Selvagge, viva il rugby, viva il terzo tempo!

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2 commenti su “Il terzo tempo

  1. Misuraca Vincenzo
    28 settembre 2017

    Da giocatore e presidente di Rugby non posso che applaudire e condividere.

    Enzo

    Vincenzo dott. MISURACA

    ________________________________

  2. Andrea
    28 settembre 2017

    Semplicemente SPETTACOLARE!

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Questa voce è stata pubblicata il 28 settembre 2017 da in articolo con tag , , .
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